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Le
origini - La poliomielite
Il primo tentativo di creare in Italia unAssociazione
fra invalidi civili di cui si ha notizia sicura
fu fatto a Bologna, nel 1939, grazie a Giordano
Bruno Guidi e ad una quarantina di persone che,
come lui svantaggiate per un handicap fisico, desideravano
dare vita ad un gruppo organizzato, presumibilmente
rivolto soprattutto alla difesa dellassetto
lavorativo nel quale operavano.
Ci voleva del coraggio, allora, per uniniziativa
così controcorrente. Erano anni bui per il
nostro Paese, gli anni delle leggi razziali, della
fascistizzazione integrale nelle scuole
e nelle università, della brutale emarginazione
e discriminazione del diverso, gli anni
del soffocamento completo di qualsiasi libertà,
specie delle associazioni spontanee dei cittadini,
osservate con sospetto dal potere sempre e comunque.
In Italia erano moltissime le famiglie che soffrivano
il dramma di un handicap, e nella maggior parte
dei casi gli invalidi venivano isolati, chiusi in
casa per evitare la vergogna della diversità,
così distanti dal modello di prestanza fisica
imperante da sembrare in qualche misura uno sberleffo
al regime. In Germania i più gravi venivano
sterilizzati o uccisi, in Italia questo non succedeva
ma lemarginazione, il disprezzo, lisolamento
costituivano le coordinate dellesistenza degli
invalidi e delle loro famiglie Chi veniva abbandonato
per limpossibilità dei congiunti di
sostenere tanto fardello veniva rinchiuso nelle
istituzioni totalizzanti come i manicomi, dove veniva
ricoverato a vita fin da piccino.
In quel contesto non stupisce che liniziativa
di Giordano Bruno Guidi fosse così poco apprezzata
da finire ben presto con lo scioglimento dellAssociazione,
accusata di dare luogo addirittura ad adunanza
sediziosa. Subito dopo la guerra però,
nellottobre 1945, lo stesso Guidi insieme
ad altri quattro amici, nei locali della Camera
del lavoro di Bologna diede vita alla prima Associazione
di invalidi civili in Italia.
Ma levento fondamentale fu il varo della nostra
Costituzione allinizio del 1948, perché
allora si giunse finalmente allenunciazione
dei principi imprescindibili connessi ai diritti
della cittadinanza, anche per i meno fortunati.
Larticolo 38 stabiliva infatti il diritto
allassistenza ed al mantenimento per linabile
al lavoro sprovvisto dei mezzi necessari per vivere,
unica norma che riguardasse luniverso dellhandicap,
eppure profondamente innovativa, portatrice di un
diritto riconosciuto a migliaia di persone che prima
potevano soltanto sperare nella carità e
nella beneficenza.
In quegli anni linvalidità colpiva
drammaticamente soprattutto i bambini durante le
terribili epidemie di poliomielite, la paralisi
infantile che era lincubo di tutti i
genitori e che mieteva molte vittime.
Nonostante la dedizione di molti medici, infermieri,
tecnici ortopedici la situazione in quegli anni
era grave: molti piccini morivano per la carenza
di polmoni dacciaio, gli altri venivano curati
con scosse elettriche, massaggi, ginnastica, mentre
gli apparecchi ortopedici e le crociere
per la scoliosi chiudevano i corpicini in crescita
in corazze dolorose, che non riuscivano comunque
a soffocare la vivacità e lallegria
dei bambini colpiti, di solito particolarmente vitali.
Fin dagli anni 30 lOspedale Spolverini
di Ariccia presso Roma si era dedicato ad accogliere
e curare i piccoli colpiti dalla paralisi infantile,
mentre nel 1950 era nato un grande Centro ospedaliero
sul lago di Garda, a Malcesine, anchesso per
la loro cura e riabilitazione, trattenendoli anche
per periodi molto lunghi.
Ma il maturare degli anni 50 portò
finalmente la certezza di un vaccino che avrebbe
preservato dal rischio terribile ed incombente della
polio, mentre il cosiddetto miracolo economico
regalava agli italiani sogni e realtà fatte
di elettrodomestici, di moto, di utilitarie, di
televisione, di un consumismo del tutto nuovo dal
volto rassicurante di Carosello. Era laffermazione
di un modello di vita diverso e lontano da quello
della antica civiltà contadina, dalla quale
un esodo di massa senza precedenti distoglieva le
energie più giovani, la forza lavoro che
migrava dalle regioni meridionali alle grandi città
del nord, alla difficile ricerca di una vita migliore,
più libera e serena di quella durissima che
lasciava alle spalle.
La nascita dellA.N.I.E.P.
LItalia poggiava ormai su di uneconomia
rivolta allindustria, con un passaggio veloce
e squilibri molto profondi, territoriali e sociali.
Le inchieste parlamentari sulla disoccupazione e
sulla miseria di Roberto Tremelloni ed Ezio Vigorelli
evidenziavano la situazione di grande povertà
che alla fine di quel decennio affliggeva circa
sei milioni di italiani e sottolineavano che le
cause della miseria sono sempre le stesse (ozio,
ignoranza ,malattia, inabilità fisica o psichica,
temporanea o permanente). Si indicava così
per la prima volta con chiarezza nellinvalidità
una delle cause più frequenti della povertà.
Lo svantaggio fisico che impediva laccesso
alla scuola, al lavoro, ad una vita sociale piena
era fonte di un disagio altissimo, che portava ai
margini della sopravvivenza molte famiglie in quegli
anni di slancio produttivo, di motorizzazione di
massa, di nuova ricchezza anche per i ceti medi
italiani. Ma proprio in quel periodo di miracolo
economico, che fra gli anni 50 e 60
toccò il culmine, lItalia visse le
contraddizioni più aspre fra le aspettative
di giustizia e la qualità della vita di molti,
soprattutto di coloro che a causa di una invalidità
civile non avevano nessuna delle garanzie riconosciute
agli invalidi per lavoro o per causa di guerra.
La sorte dei piccoli colpiti dalla polio, così
come quella di tutti gli altri invalidi civili,
era affidata esclusivamente alle loro famiglie,
del tutto sole di fronte a problemi spesso insuperabili.
In questo contesto, il 6 ottobre 1957, presso lUniversità
degli studi di Bologna, nacque lAssociazione
Nazionale Invalidi per Esiti di Poliomielite, lA.N.I.E.P.,
ed il giorno successivo, al Teatro Comunale, le
massime autorità cittadine e numerosi parlamentari
accompagnarono la prima Assemblea, tutta costituita
da poliomielitici. Il primo Presidente Nazionale
fu il prof. Casimiro Olszewski, un intellettuale
paralizzato duramente in quasi tutto il corpo, una
persona di forte volontà e di generosità
sicura che continuò fino alla morte ad ispirare
e sostenere lAssociazione che aveva creato.
L'anno successivo venne pubblicato il primo numero
de La voce dei Poliomielitici, diretta
da Giancarlo Selleri, detto Gianni, un giovane di
straordinarie qualità intellettive, che Olszewski
aiutava nellaffermazione della propria autonomia
contro le difficoltà di un handicap molto
grave, che gli lasciava pochi movimenti ed una voce
incerta.
Nel primo decennio lAniep vide una grande
partecipazione di iscritti, convinti dal messaggio
che lAssociazione dava, rivolto alle forze
politiche per una legislazione che assicurasse lassistenza
sanitaria e lintegrazione dei poliomielitici
nelle scuole e nel lavoro.
Le discussioni erano infuocate, i contrasti con
la Lanmic di Alvido Lambrilli erano profondi e utilissimi
per laffermazione di una propria identità
sicura, una scelta che costò nel 62
la scissione della metà delle sezioni dellAniep,
che preferirono confluire nella Lanmic. Le cosiddette
marce del dolore organizzate da quella
Associazione colpivano lItalia di allora entrando
nelle case con la forza rivoluzionaria e penetrante
di un mezzo di comunicazione nuovo: la televisione,
e portando immagini che stimolavano il pietismo
erano lesatto contrario di quella dignità
e di quella integrazione che voleva lAniep.
Lentusiasmo ed il fervore nelle discussioni
e nelle iniziative erano grandi e in quello stesso
1962 lallora ministro della Sanità
Rosa Russo Jervolino ricevette una delegazione dellAniep
con le proposte della nostra Associazione. Uno dei
primi risultati di quel lavoro duro fu lapprovazione
della legge sullassunzione obbligatoria degli
invalidi civili (L. 5 ottobre 1962 n. 1539).
Sempre nei primi anni 60 vi fu anche la prima
esperienza di Casa marina a Viserbella, una Casa
capace di accogliere fino a 150 persone nel periodo
estivo, una iniziativa che mise in luce le capacità
e la personalità di Carla Battaglia, che
divenne la compagna di Gianni per tutta la vita.
Intanto, nel 1964 la La voce dei poliomielitici
diveniva Orizzonti aperti, scegliendo
un titolo significativo per chi doveva combattere
ogni giorno per superare le barriere che incontrava.
Nel novembre 1967, esattamente 40 anni fa, Gianni
divenne Presidente Nazionale dellAniep, incarico
al quale era stato preparato con cura da Olszewski,
deceduto nel 1966 e sostituito per un breve lasso
di tempo da Vincenzo Bracciolani, una persona che
appartiene alla storia dellAniep per la grande
saggezza e generosità, un intellettuale capace
per decenni di suscitare un impegno sincero alle
finalità associative da parte di molti, invalidi
e normodotati.
Il giovane Presidente iniziò subito, sistematicamente,
un intenso lavoro culturale, divulgativo, politico
per creare nel nostro Paese una legislazione rivolta
allintegrazione delle persone con handicap,
superando le tentazioni corporative e incoraggiando
i poliomielitici a combattere per tutte le persone
svantaggiate da una invalidità fisica, sensoriale
o psichica. E furono veramente molte le persone
che lo ascoltarono e lo seguirono, convinte dalla
sua elaborazione e interpretazione psicologica e
sociologica dellhandicap.
LAniep divenne il mezzo e lo stimolo per molte
persone invalide a farsi protagonisti, ad informarsi
sistematicamente, ad entrare nelle istituzioni,
nelle consulte, nei sindacati, nelle commissioni
scolastiche, dovunque si potesse lavorare per realizzare
lintegrazione. Con loro lAniep protestò
e affermò lautonomia sociale e la responsabilità
politica dei portatori di handicap, affermando
la propria identità e affrontando un percorso
indubbiamente molto aspro.
Bisognerà comunque attendere il 1971 per
imboccare con decisione luscita dal sistema
della beneficenza pubblica, quando con
la legge 118 si iniziò una legislazione sociale
aperta ad alcuni fondamentali elementi di welfare-state
rivolti anche alle persone disabili, cui si riconosceva
finalmente non più soltanto il diritto alla
sopravvivenza ma quello allinserimento pieno
nella società.
Gli anni più
proficui e difficili
Risolti dal punto di vista legislativo i principali
problemi socio-sanitari, lAniep riaffermava
allora la propria identità rivolgendosi al
progetto dellintegrazione sociale di tutte
le persone disabili, specialmente attraverso una
legislazione mirata sul lavoro. Quegli anni furono
anche di grande impegno contro gli enti inutili
(Onpi, Onmi, Enaoli, Ipab), contro tutte le istituzioni
totalizzanti come i manicomi, contro ogni forma
di repressione e di controllo dei diversi.
Non si fecero scelte di campo ideologiche, ma comunque,
perfettamente inserita nel suo tempo, lAniep
visse una stagione di grandi discussioni, di elaborazioni
importanti, che traevano linfa da quellaria
di nuovo che Gianni venti anni dopo ricordava così:
...non saprei dire come avvenne il cambiamento:
ho soltanto dei riferimenti mnemonici: il centrosinistra,
Marcuse, Goffman, Basaglia, il 68, la protesta
e la denuncia che trovano finalmente soluzioni politiche,
culturali, istituzionali.
LAniep informava e formava, nelle sue assemblee
le discussioni infuocate alimentavano la passione
degli iscritti alla partecipazione e al volontariato
non soltanto rivolto alla promozione dei diritti
di tutti gli invalidi civili ma più in generale
per la promozione legislativa di tutto il Paese.
LAniep fu in primo piano per la legge che
nel 77 affermò finalmente in modo definitivo
il diritto allintegrazione scolastica, e fu
lunica Associazione di invalidi impegnata
nel dibattito per le riforme che portarono alla
istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (legge
881/78), che allart. 26 recitava: Le
prestazioni sanitarie dirette al recupero funzionale
e sociale dei soggetti affetti da minorazioni fisiche,
psichiche o sensoriali, sono erogate dalle Unità
Sanitarie Locali.
A quel periodo risalgono inoltre le norme fondamentali
per leliminazione delle barriere architettoniche.
Questo era un tema toccato già anni prima,
ma solo ora, nonostante le lacune, veniva affrontato
decisamente, con la grande affermazione di principio
contenuta nel DPR 384/78, un tema essenziale per
combattere anche le barriere culturali, per riconoscere
il diritto alla mobilità ed alla pienezza
della vita sociale delle persone invalide, un tema
per il quale lavorarono alacremente diversi deputati,
soprattutto Franco Foschi e Franco Piro, poliomielitico,
allora giovane parlamentare cui si devono molte
iniziative per la tutela e la promozione dei nostri
diritti.
Così, anche grazie allintelligenza
di molti politici si raggiunsero obiettivi preziosi
ed essenziali: luniversalità delle
prestazioni, la garanzia del minimo vitale, listituzione
dei servizi personali, leliminazione degli
interventi repressivi. Per lAniep era ormai
chiaro che i problemi delle persone invalide dovevano
essere affrontati in un contesto di legislazione
generale, non specifica e settoriale, elemento questo
centrale per raggiungere una condizione di uguaglianza.
A fronte delle indubbie conquiste che si erano avute,
il contesto generale appariva tuttavia più
inquietante che mai. Il Paese viveva in quel decennio
un arresto dellespansione economica ed unincertezza
grave, sottolineata dalla lunga striscia di sangue
degli anni di piombo. Inflazione e contemporanea
stagnazione negli anni 70 avevano reso molto
problematiche le condizioni generali. Laumento
vertiginoso dei costi della produzione industriale
dovuta agli shock petroliferi ed agli aumenti salariali
avevano contrassegnato la crisi della grande impresa
fordista nel settore pubblico ed in quello privato,
mentre si stavano affermando per la loro flessibilità
le piccole e medie imprese dei Distretti industriali,
che modificavano la geografia economica italiana.
Le grandi difficoltà economiche, sociali,
politiche parevano coagularsi allinizio degli
anni 80 attorno a temi che sembravano gli
indici di un malessere derivante soprattutto dalla
dilatazione della spesa pubblica, nella quale lassistenzialismo
e non un sano welfare aveva profuso denari e favori.
Era la crisi delle politiche keynesiane e il confuso
affacciarsi di spinte contraddittorie nel rapporto
fra la politica e luniverso dellhandicap,
con un forte calo della tensione culturale e labbandono
della condizione degli invalidi ad una impostazione
tecnologica.
La persona disabile diveniva il soggetto passivo
di medici, psicologi, burocrati. Da un lato si aumentavano
le prestazioni assistenziali, e si richiedeva ai
Comuni di predisporre piani per la eliminazione
delle barriere architettoniche (legge finanziaria
1985), dallaltro si limitavano diritti centrali
per lintegrazione come quello al lavoro, in
un contesto confuso che sembrava addossare la crisi
esclusivamente alla dilatazione della spesa sociale
e sanitaria, mentre si diffondeva la psicologia
dei falsi invalidi che determinava atteggiamenti
di rifiuto e di riflusso.
Gli attacchi ai diritti conquistati erano molti.
Si doveva ridiscutere (per la quarta volta!) la
riforma del collocamento, gli handicappati psichici
vennero esclusi dallinserimento lavorativo,
gli assegni, le pensioni, le indennità vennero
sottoposte a revisioni che non erano soltanto rigorose,
ma umilianti per le persone realmente invalide,
le vere vittime dei falsi invalidi.
Per difendere i diritti conquistati era necessario
riprendere il confronto culturale al fine di riaffermare
la necessità dellintegrazione e la
distanza dal mero assistenzialismo, un compito arduo,
enunciato ancora una volta pubblicamente e coralmente
in occasione del trentesimo anniversario della nostra
Associazione: un Compleanno senza festa
come scrisse Gianni.
Ma nonostante tutto si erano raggiunti obiettivi
fondamentali, ed in particolare, lanno prima,
lAniep aveva finalmente ottenuto il riconoscimento
della personalità giuridica (DPR del 21/01/1986
n. 269) e lapprovazione dello Statuto, pubblicato
nella Gazzetta ufficiale n 137 del 16 giugno 1986.
A trentanni
dalla nascita
Il trentennale dell Aniep fu loccasione
per dimostrarne limportanza e la vitalità,
senza alcun intendimento celebrativo. Lallora
Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga,
inviò un messaggio importante, nel quale
riconosceva che in trenta anni di attività
lAniep era riuscita a divenire un presidio
operante di solidarietà per i suoi assistiti,
non meno che a far approfondire ed ampliare la consapevolezza
collettiva sui problemi sociali ed umani connessi
alle patologie invalidanti.
Era il 23 gennaio 1987 ed alla manifestazione che
si tenne nella sala del Consiglio Comunale a Bologna,
gremita di pubblico, parteciparono le autorità
cittadine e il Ministro per gli Affari Speciali
Rosa Russo Jervolino, gli onorevoli Foschi e Piro,
i sociologi Achille Ardigò e Pier Paolo Donati,
oltre alle delegazioni dellAssociazione.
Il tema, introdotto da Gianni era Handicappati,
assistenzialismo o integrazione, centrale
in tutta lattività svolta. La scuola,
la formazione professionale, il lavoro erano stati
continuamente diritti affermati e difesi, diritti
che esigevano comunque labbattimento di barriere
fisiche e culturali molto radicate nel nostro Paese,
non sempre un Bel Paese, come si vide chiaramente
pochi mesi dopo.
Nellagosto 1987 esplose infatti il caso K2
e lAniep balzò sulle pagine di tutti
i giornali a denunciare un fatto che mise in luce
quanta discriminazione, quanta inciviltà
colpissero ancora le persone disabili.
A Igea Marina, dove da alcuni anni si era portata
la residenza estiva che lAniep proponeva a
coloro che desideravano godere di una vacanza senza
barriere sulla riviera romagnola, il gestore dellhotel
K2 rifiutò di ospitare un gruppo di sei invalidi
provenienti da Torino con alcuni accompagnatori,
nonostante la regolare prenotazione. Le scuse furono
quelle più trite, false e banali: la struttura
non adatta, le quattro carrozzine occupano troppo
lascensore in giorni di grande movimento turistico
e così via.
Delusi, stanchi e ovviamente umiliati, nel torrido
pomeriggio di quel giorno i membri del gruppetto
torinese riuscirono a trovare ospitalità
soltanto nella Casa dellAniep, che in ottemperanza
ai propri fini istituzionali denunciò subito
laccaduto allopinione pubblica, preannunciando
un esposto alla magistratura per la violazione dellart.
27 della legge 118/71 (in nessun luogo pubblico
o aperto al pubblico può essere vietato laccesso
ai minorati).
Nel giro di pochi giorni il fatto provocò
una serie incredibile di interventi: una discussione
parlamentare e un grande rumore su tutti i mezzi
di comunicazione, mentre il Sindaco di Bellaria
disponeva la chiusura dellhotel K2 per la
settimana di fine agosto, lAssociazione degli
albergatori di Bellaria-Igea Marina prendevano posizione
a sostegno dellhotel K2 e la Casa marina dellAniep
subiva vere e proprie perquisizioni per verificarne
la regolarità (listruttoria per il
condono edilizio in corso allora venne concesso
dal Sindaco Nando Fabbri che accelerò le
pratiche). A complicare la situazione intervenne
a quel punto il Procuratore della Repubblica di
Rimini, che requisì gli atti del Comune in
un tormentone di estate nel quale aspetti giuridici,
amministrativi, istituzionali, culturali si intrecciavano
continuamente fino ad un aspro conflitto di competenze
e ad un ricorso in Cassazione da parte del Comune
di Bellaria.
Gli ospiti di alcuni istituti elioterapici dellarea
riminese fecero un corteo di protesta manifestando
di fronte al K2 mentre, per incarico del Vescovo
di Rimini, don Oreste Benzi iniziò una paziente
mediazione per smussare le tensioni più aspre
fra lAmministrazione comunale e gli Albergatori.
A Rimini lAniep organizzò così,
insieme alla Comunità Papa Giovanni XXIII
di don Benzi, una grande manifestazione per laffermazione
ed il rispetto dei diritti di tutti i diversi
in un ottica di riconciliazione,
un evento cui parteciparono migliaia di persone
fra le quali rappresentanti del governo, di varie
associazioni, parlamentari ed intellettuali.
Lepisodio del K2 lasciò uneredità
di discussioni accese che misero in luce quanto
ancora lungo e impervio fosse nel nostro Paese il
cammino per una cultura dei diritti, ed oggi si
può osservare che fu per lAniep un
momento particolarmente significativo.
La storia si fa
cronaca
Era ormai evidente lesigenza di muoversi allesterno
e di potenziare lassociazionismo fra e per
gli invalidi al fine di incidere con maggiore forza
di penetrazione nella cultura e nella società,
per affermare le ragioni della solidarietà
in un mondo sempre più cinico e materialista.
Il 1994 ed il 1995 furono anni importanti, che coagularono
la capacità dellAssociazionismo degli
invalidi nel creare forza, unione di intenti, ricchezza
nella circolazione delle idee, liberando potenzialità
nuove che usavano termini diversi da quelli tradizionali
e che guardavano ad orizzonti più ampi.
Nel 1994 nacque la FISH, Federazione Italiana per
il Superamento dellhandicap e lanno
successivo il Consiglio Nazionale sulla Disabilità,
accreditato presso lONU come organismo rappresentante
italiano alla fondazione dellAssociazionismo
indipendente, il Forum Europeo sulla Disabilità
(EDF), un organismo consultivo riconosciuto presso
lUnione Europea e il Consiglio dEuropa.
In tutti e due i casi Gianni fu tra gli ispiratori
e gli artefici che posero le fondamenta di qualcosa
di grande e di nuovo in cui la missione dell
Aniep era perfettamente riproposta in una dimensione
più ampia, un raro aspetto positivo in un
insieme di condizioni generali della politica e
della società ancora una volta confuse e
contraddittorie.
Il secolo che stava morendo lasciava infatti in
Italia molti problemi da superare. Maastricht aveva
evidenziato le distorsioni della nostra economia,
lontana dai parametri richiesti e le politiche economiche
e fiscali avevano di nuovo messo in crisi il nostro
sistema di garanzie, molto fragile, nel quale i
diritti rimanevano spesso sulla carta e le responsabilità
dei mancati adempimenti e dei servizi negati erano
impossibili da individuare con certezza.
Quando leuro entrò nel nostro Paese
senza che venisse posta in essere alcuna difesa
seria per i ceti a reddito fisso, il peggioramento
dei livelli di vita delle persone disabili fu forte,
mentre si faceva sempre più arrogante il
ritorno alla cultura ed alla politica rivolte allassistenzialismo
vecchio e umiliante. NellAniep si parlava
di crisi della partecipazione, osservando la rarefazione
di nuovi aderenti e la stanchezza di chi, dopo tanti
anni di attività, si rendeva conto di dovere
affrontare continuamente il riemergere di temi che
si credevano finalmente superati.
Si faticò molto a rinsaldare la volontà
di continuare con decisione il cammino. Non essendoci
più casi di polio in Italia così come
in tutto lOccidente, salvo qualche rarissimo
caso da vaccino, si pensò di modificare lo
Statuto per cogliere la realtà dei tempi
ed il 23 maggio 1999 lAniep, mantenendo il
proprio nome e la propria missione, divenne Associazione
Nazionale per la promozione e la difesa dei diritti
civili e sociali degli handicappati.
Ma proprio la poliomielite reclamava unattenzione
particolare e nuova, in quanto, da alcuni anni,
le problematiche connesse allo scorrere del tempo
e soprattutto laffacciarsi della Sindrome
post-polio avevano riacceso i riflettori su di un
argomento che si credeva, a torto, felicemente concluso.
Ovviamente in Aniep la sensibilità al tema
è particolarmente forte, in quanto la stragrande
maggioranza delle sezioni poggia sullattività
di persone che furono colpite dalla polio, e quindi
fin dal 2004, con il Congresso organizzato dalla
nostra Sezione romana, largomento fu posto
allattenzione dei medici, dei ricercatori
e delle forze politiche. Così gli ultimi
anni sono stati contrassegnati anche da unattenzione
particolare alla condizione dei sopravvissuti
alla polio oltre che dall assenza di
rapporto col governo Berlusconi (non per colpa nostra).
In quel periodo la situazione delle persone invalide
è peggiorata notevolmente (abolizione dei
ricorsi amministrativi contro i pareri delle commissioni
mediche, sospensione di molti servizi a causa delle
difficoltà delle Regioni e dei Comuni, assenza
dei fondi previsti per i non autosufficienti, e
così via).
E stato un lungo momento di difficoltà,
nel quale tuttavia non ci siamo stancati di sostenere
le ragioni delluomo, con tutta la sua fragilità,
contro la cultura di un modello che cinicamente
sostiene lutilitarismo sullumanità,
rispolverando stantii comportamenti che pretendono
di elargire beneficenza e pietismo. Ed anche in
questo difficile lasso di tempo Aniep ha avuto la
direzione illuminata di Gianni e lattività
delle sezioni territoriali, nelle quali si vive
la quotidianità con tutte le sue le problematiche.
I dirigenti dellAniep si occupano ora come
cinquanta anni fa, concretamente, della sensibilizzazione
e dellinformazione, segnalando storture e
mancanze, insieme ad altre Associazioni di disabili
o anche da soli, supportati alloccorrenza
dagli organi direttivi.
Ma la storia ora si fa cronaca. Gianni ci ha lasciato
lo scorso anno e la sua eredità morale e
culturale è un patrimonio prezioso che non
riguarda soltanto la nostra Associazione, ma costituisce
un tramite, un legame forte e profondo che ci unisce
a tante altre realtà nazionali ed internazionali,
che non ci fa sentire soli, che ci fa affermare
insieme alla Fish il programma del nostro impegno:
NULLA SU DI NOI SENZA DI NOI! |
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