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Conosci la Sindrome Post-Polio? Considerazioni e aspettative
di A. Alviti

Ho letto con molta attenzione l’ intervista, pubblicata su ORIZZONTI APERTI (Pubblicazione dell’ Ass.ne Aniep Nazionale) N.1/2002 del Dott. Lauro HALSTEAD, medico americano tra i massimi esperti al mondo di SINDROME POST-POLIO (PPS), per averla studiata e scoperta sulla propria pelle. Lo articolo mi ha molto incuriosito e quindi ho fatto una ricerca in Internet su questa nuova patologia. Indovinate un po? C’è da farsi una cultura sulla questione, ci sono tanti e tanti di quei siti che ho avuto voglia di estrapolare del materiale, utile alla sua conoscenza. Purtroppo, in Italia le Istituzioni preposte non hanno favorito la ricerca scientifica e pertanto alla PPS non è stato dato, a mio parere, il giusto riconoscimento, anche per la mancata creazione di Centri specialistici, contrariamente a quanto avvenuto in altri paesi quali Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Inghilterra, Irlanda, Israele, Nuova Zelanda, USA ed altri. L’ attuale stima in Italia è di circa centomila “polio-survivors” che possono essere, quindi interessati alla PPS.

Di seguito, è mia intenzione dare alcune notizie riassumendo ciò che ho appreso, per la prima volta io stessa, dal materiale trovato sui vari siti di Internet.

“Il primo medico a segnalare sequele tardive in un’infezione poliomielitica, fu il medico francese Charcot che, nel 1875 segnalò tre casi di peggioramento del quadro clinico, per la comparsa di debolezza ed atrofia muscolare, ipotizzando una reinfezione spinale. Fino al 1973 la letteratura segnalava soltanto centosessantanove casi, mentre negli ultimi vent’ anni, dall’ inizio degli anni ’80 quindi, nei portatori di esiti di poliomielite sono continuamente aumentate le segnalazioni di tardivo ed improvviso deterioramento delle funzioni necessarie alle attività quotidiane, tanto da ipotizzare che i diversi problemi, riscontrabili a distanza da un episodio acuto di polio, fossero riconducibili ad una unica eziopatogenesi.

Numerosi sono stati i termini per definire questo deterioramento:- atrofia muscolare progressiva postpolio – sequele postpolio - effetti tardivi della polio e più recentemente il medico Einarson l’ ha definita - sindrome post-polio -. Le persone con esiti di polio, a causa della natura dell’ handicap, tendono a sovracompensare con la muscolatura residua, il deficit dovuto alla malattia, con il pessimo risultato che l’intera muscolatura va incontro sempre più ad ipertrofie, crampi, spasmi e contratture varie. Non ci si stupisce quindi, che i maggiori sintomi della PPS siano la stanchezza, il dolore muscolare, le fascicolazioni. La muscolatura residua è infatti andata in “overuse” (cioè uso esagerato) a causa di un abuso continuo e prolungato delle fibre muscolari non colpite dalla polio, le quali a lungo andare perdono di tonicità e flessibilità causando così la comparsa dei sopraindicati sintomi dai 30/40 anni di età anagrafica in sù. Ne conseguono inoltre effetti psicologici profondi; infatti dalle varie ricerche effettuate sulla PPS viene evidenziata la presenza di sintomi psichici quali irritabilità, depressione, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e quant’ altro. E’ evidente che il soggetto polio con perdita delle forze residue ed aggravamento per i sintomi sopraindicati, cada in depressione ed acuisca stati psicologici legati alla mancanza di autonomia ed inadeguatezza ad affrontare le svariate situazioni dell’ esistenza.

La diagnosi non è mai precoce poiché i sintomi covano a lungo prima di manifestarsi, spesso con quadri di improvviso deterioramento fisico generale. Ciò è dovuto all’ abitudine che hanno i soggetti portatori di esiti di polio, a convivere con dolori e deficit funzionali ed in parte alla difficoltà di inquadramento ed oggettivazione dei sintomi. Spesso poi, nelle fasi iniziali, i sintomi si attenuano per le terapie, rendendo così, difficilmente prevedibile la loro evoluzione.”

Riassumendo i sintomi principali sono: dolori muscolari ed articolari, debolezza della muscolatura residua, crampi e fascicolazioni, affaticamento, ipostenia muscolare, perdita delle capacità funzionali motorie preesistenti, intolleranza al freddo, nuove atrofie muscolari e presenza di disturbi psichici. Inoltre negli esiti di polio con interessamento bulbare la PPS provoca più frequentemente disturbi cardiovascolari e respiratori.

CAUSE: Tra le teorie più accreditate, indicata dall’ americano GINI, è la graduale perdita di singole cellule nervose che sono in contatto con fibre muscolari con il conseguente deterioramento del nervo che trasmette a queste fibre. Nella fase di infezione virale il virus della polio attacca i neuroni motori (cellule nervose che trasmettono l’imput ai movimenti muscolari) causandone lesioni parziali o totali. Se questo danno avviene su larga scala si verifica la perdita della funzione muscolare che si manifesta con debolezza o paralisi. Il corpo umano spesso aziona un’ autodifesa per compensare le funzionalità perse. Infatti, in questo caso le cellule nervose sopravvissute all’ attacco del virus, fanno germinare altri rami chiamati “gemme assonali”, le quali sono in grado di attaccarsi alle fibre muscolari che hanno perso il nervo originario. In seguito a questo processo di reinnervazione, le fibre muscolari sono in grado di tornare a funzionare a volte come prima. Le gemme assonali, che non erano designate a questo scopo, con il passare del tempo ed il superlavoro che svolgono, si indeboliscono e si logorano e così la fibra muscolare perde la sua capacità di contrarsi. E’ questo il momento che la PPS inizia a svilupparsi, manifestandosi con i sintomi sopraccitati.

In Europa dal 1995 al 1999 sono stati notificati all’ O.M.S. n. 432 casi di poliomielite di cui 118 confermati virologicamente. In Italia nel 1998 sono stati segnalati complessivamente 45 casi. L’ Istituto Superiore di Sanità ha annunciato con orgoglio che la Poliomielite è stata finalmente vinta nella Regione Europea, dichiarando l’Europa territorio “polio-free”, cioè libera dalla Polio. Questa notizia è confortante certamente, non lo è però, aver la consapevolezza della scomoda eredità che ci ha lasciato!

L'A.N.I.E.P. di Roma intende promuovere un’iniziativa volta a:

  1. raccogliere testimonianze di esperienze personali;
  2. contattare, ove possibile, medici competenti in materia con i quali concordare uno screening, al fine di raggiungere una stima sulla base di dati concreti;
  3. sensibilizzare le Istituzioni ad interrompere l’ oblio sceso, inspiegabilmente, su questa malattia, ignorando così tutte quelle persone che avendo contratto la polio, si trovano oggi a dover affrontare nuovi disagi.

Coloro i quali sono interessati a quanto sopra possono contattarci al numero telefonico/fax: 06/72.25.270

 
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